Da Manchester all'Italia, il viaggio di Dario Di Stasi è un'evoluzione continua che trasforma la tecnica chitarristica in narrazione pura. In questa chiacchierata con Effetto Musica, il cantautore ci racconta la genesi del suo progetto solista, l'importanza di "metterci la faccia" e come il suo nuovo singolo "Forever" riesca a far dialogare nostalgia vintage e intelligenza artificiale in un equilibrio perfetto tra passato e futuro.
Ciao e grazie per ospitarmi sulle vostre pagine. Mi definirei un cantautore che punta al contenuto prima che alla forma. Questo nel senso che, durante i miei dieci anni di produzione solista, ho attraversato ambiti stilistici abbastanza diversi in un certo senso spero di non arrivare mai.
Ho sempre scritto nelle band nelle quali ho militato, trovando in qualche modo confortevole il fatto che ci avrebbe pensato qualcun altro a cantare i brani.
Quando ho capito che per me era essenziale “metterci la faccia” in qualche modo, ho capito che non lo avevo ancora fatto solo per paura. Era il momento di andare avanti.
Riguardo al songwriting, ad esempio la Dave Matthews Band e non posso non citare i Beatles. Tra i miei chitarristi preferiti sicuramente figura Andy Timmons e altri dall’approccio molto “cantato “ allo strumento.
So di non aver intrapreso un percorso semplice, scrivendo musica che magari altrove sarebbe abbastanza mainstream ma che ha la particolarità di guardare sempre altrove. So però che quello che non si può alterare in alcun modo in musica è la sincerità. Ciò che la mia scelta arriva e viene percepita come vera e questo mi interessa moltissimo.
La canzone parla di una storia importante successa molti anni fa e dei due protagonisti che si incontrano nuovamente, chiedendosi se avrebbe senso riprovarci. Parla quindi d'amore, ma anche di tempo. Ho voluto tradurre in musica questo tema utilizzando il contrasto tra una chitarra acustica, strumento tradizionale ma suonato in modo percussivo e moderno, e un loop che porta indietro di qualche decennio. È stato un lavoro di ricerca importante, ma necessario per rendere al meglio quello che avevo in testa.
Il responso è molto positivo, per il brano e anche la versione acustica che ho condiviso sulla mia pagina instagram.com/dario_distasi
L'idea di tornare sul tema del tempo, facendo interpretare una storia che parla di passato e presente da uno strumento che, come l’AI, ci porta in qualche modo verso il futuro, è stata colta e ho avuto riscontri stimolanti.
Tengo un parziale riserbo, anticipando però che ci sarà tanta mia musica in uscita nel 2026!

