Con uno stile che unisce nostalgia, sincerità e influenze americane, Oltremanu continua a costruire un’identità musicale personale e riconoscibile. Il nuovo singolo “Sbuccio la frutta” racconta il valore dei piccoli gesti e di un’umanità più lenta, lontana dalle logiche frenetiche del presente. In questa intervista ci ha raccontato le sue radici musicali, il rapporto con la scrittura e la voglia di restare fedele a sé stesso in un mercato sempre più orientato alle tendenze.
Ho voluto mettere questa risposta nel nome d’arte: Oltre un Manu riflessivo, abbiamo una persona molto ironica e viceversa. Non mi prendo mai troppo sul serio, perché sono convinto che i problemi grossi nella vita non siano così tanti; spesso abbiamo la percezione che le difficoltà di tutti i giorni siano insormontabili, ma con un po’ di impegno e dedizione si riescono quasi sempre a superare. Credo che in generale l’obiettivo ultimo sia scoprire chi siamo davvero e io ho appena cominciato. La musica rappresenta ancora qualcosa che mi permette di respirare in un mondo che sento poco mio, per questo spero diventi la protagonista della mia vita.
Hai iniziato a suonare la chitarra da giovanissimo e a scrivere già durante l’adolescenza. Come e quando ti sei avvicinato alla musica?
Mio padre era appassionato di liscio, jazz e blues, intenditore di hi-fi e collezionista di vinili; penso che questo abbia avuto un’importante influenza su di me. Già da molto piccolo mi divertivo a giocare con la chitarra o la tastiera, pur non essendo in grado di suonarle. Cominciai infatti a suonare la chitarra a 8 anni e a cantare in una band già dai 15. Ho scritto il mio primo brano a 16 anni, dedicato al primo amore, per poi riprendere l’arte della scrittura più avanti. In ogni caso è sempre stato un bisogno e semplicemente ho seguito quello che la mia mente mi consigliava.
Nel tuo percorso convivono influenze soul, blues e country. Chi sono oggi i tuoi principali artisti di riferimento e quanto incidono sul tuo sound?
Parlando di scrittura faccio molto riferimento a Lucio Dalla, un po’ perché è delle mie zone, un po’ perché credo sia l’artista italiano più completo e geniale degli ultimi 50 anni. Per la musica prendo ispirazione maggiormente da quella americana; Bruno Mars, Chris Stapleton, Whitney Houston, John Mayer, Dolly Parton, Alan Jackson, solo per citarne alcuni.
Le tue canzoni sembrano nascere da emozioni semplici ma molto autentiche, legate alla quotidianità e ai rapporti umani. Come nascono solitamente i tuoi brani?
Io semplicemente mi guardo intorno, riportando ciò che vedo e provo a fare un mix con il mondo ideale che ho in testa; fare il cantautore (come lo intendo io), significa rimanere aggiornati, sia sulle notizie che sulla storia, descrivere eventi che potrebbero risultarci interessanti e soprattutto vivere, cioè riportare in musica le esperienze che ci hanno lasciato un segno, positivo o negativo che sia.
Cosa ne pensi del panorama musicale odierno e quanto è difficile restare fedeli alla propria identità?
Non ho una visione molto positiva del mercato italiano attuale, penso che si debba rimettere al primo posto la qualità e il talento, abbandonando raccomandazioni e l’assidua ricerca per la fama e i soldi. È difficile rimanere fedeli a sé stessi perché vedo che anche gli artisti già affermati devono scendere a compromessi con il gusto del pubblico, cosa che approvo fino a un certo punto; per me un artista vero dovrebbe fare ciò che gli piace a prescindere, ovviamente con la qualità in veste di protagonista, aspettando che venga riconosciuto il suo valore. Vedo spesso invece fare il contrario; la società ha subito un declino non indifferente e per seguire questo andamento, vedo che si guarda prima a “cosa può funzionare”, rispetto al “provo a fare questo e vediamo quanto piace”.
Parliamo del nuovo singolo “Sbuccio la frutta”: un brano dal sapore nostalgico che racconta l’affetto attraverso piccoli gesti quotidiani. Come è nato questo pezzo e che significato ha per te?
È la canzone sorella di “Sugo di tonno”, presente nell’album del 2025 “Fatto in casa da Oltremanu”; nelle mie canzoni cerco di mantenere sempre al centro la semplicità, in un mondo che ormai guarda forse un po’ troppo al futuro e poco al passato. Mi piace ricordare com’era la vita fino a 10/15 anni fa, lenta, più silenziosa e dove forse i piccoli gesti avevano più valore. Sia “Sugo di tonno” che “Sbuccio la frutta” vogliono sottolineare questo: la prima l’odore di cibo quando si torna a casa e la seconda racconta un gesto, che parafrasato significa “Ti voglio bene”, perché è un’azione che potremmo fare solamente nei confronti di una persona a cui destiniamo il nostro affetto.
Dopo lavori come “Fatto in casa da Oltremanu” e “Sogni d’asporto”, dobbiamo aspettarci presto un nuovo album o un progetto più ampio? Cosa puoi anticiparci sul tuo futuro artistico?
Non so se ci sarà un album in breve tempo, ma sicuramente un piccolo cambio di rotta. Vorrei rimettere al centro le influenze musicali che mi caratterizzano e che sento più mie; in soldoni, spostarmi da un genere che strizza più l’occhio all’indie, verso un Soul/Blues/Country, perché sono questi i generi che mi hanno formato a livello artistico e che potrebbero spingermi a un livello ancora più alto di creatività.

