Chitarra in mano sin dall'età di sei anni e un DNA musicale che affonda le radici nel grande cantautorato e nel pop-rock italiano, Andrea Cardia torna in radio e sui digital store con il nuovo singolo "Ti porterò al mare". Un brano che unisce sonorità ed atmosfere d'ispirazione internazionale a un testo immediato e profondo, capace di far rispecchiare chiunque lo ascolti. In questa intervista per Effetto Musica, l'artista ci racconta la genesi del suo nuovo progetto, le sue influenze musicali e i piani per il futuro, tra il desiderio di un album e la costante ricerca di un sound autentico.
Ciao Andrea, benvenuto! Ai nostri lettori ti presenti come un cantautore che respira musica da sempre, imbracciando la chitarra da quando eri un bambino di sei anni. Come descriveresti oggi la tua identità artistica e il tuo sound a chi ti ascolta per la prima volta?
Credo che a livello di sound con quest'ultima canzone ci sia qualcosa di nuovo, ma senza allontanarmi troppo dal cantautorato.
Come e quando ti sei avvicinato alla musica? C'è un ricordo particolare legato a quella chitarra ricevuta a sei anni che ha fatto scoccare la scintilla per questo viaggio lungo vent'anni?
A sei anni i miei genitori mi hanno iscritto alla scuola di chitarra perché guardavo tutto il giorno il film "La Bamba" e da lì credo sia iniziato tutto.
Nel tuo DNA musicale si avvertono chiaramente le influenze di grandi nomi come Vasco, Ligabue e Venditti. Chi sono oggi i tuoi artisti di riferimento, sia tra i classici che nella scena contemporanea, da cui trai ispirazione per i tuoi assoli di chitarra?
Sì, sono cresciuto principalmente con questi tre grandi della musica italiana, ma ho passato molto tempo anche con Bryan Adams. Ho sempre amato il suo stile "rock malinconico romantico" e in quest'ultima mia canzone credo ci sia molto di lui a livello di suoni di chitarre e batteria.
Come nascono le tue canzoni? Le tue ballad avvolgenti e i tuoi pezzi più energici prendono vita prima da una suggestione testuale o nascono improvvisando accordi alla chitarra?
Le mie canzoni nascono quasi sempre da giri d'accordi e melodie che escono fuori in momenti particolari... e poi, dopo una strofa o un ritornello, provo a scrivere il testo.
Cosa ne pensi del panorama musicale odierno? Trovi che ci sia ancora spazio nelle radio per il pop-rock italiano sincero, venato di malinconia e curato in ogni sfumatura di produzione come il tuo?
È una domanda difficile. Sicuramente le nuove generazioni ascoltano tanto la musica trap e le radio, giustamente, essendo un lavoro, passano quello che conviene a loro, quello che il pubblico vuole; quindi, in poche parole, per il pop-rock c'è poco spazio.
Parliamo del tuo nuovo singolo, "Ti porterò al mare", disponibile in digitale e dal 10 luglio in radio. Come è nato questo brano e che riscontro sta avendo, anche grazie al suggestivo ed intimo videoclip live girato sul molo di Finale Ligure?
Questa canzone, quando è nata, era totalmente diversa come testo... parlava di una notte con i miei amici a 20 anni. Poi piano piano ho riscritto il testo raccontando questa storia d'amore. Sinceramente sono molto stupito, perché ho scritto un testo semplicissimo eppure le persone hanno apprezzato tantissimo proprio questo e si sono ritrovate in questa storia.
Questa nuova uscita discografica e il legame solido con i tuoi produttori dimostrano una grande maturità artistica. Ci sarà un album in arrivo nei prossimi mesi? Cosa ci puoi anticipare sulla direzione dei tuoi prossimi brani?
Con questa canzone sono arrivato a 9 singoli. Sinceramente mi piacerebbe, prima della fine dell'anno, uscire con un altro singolo e magari racchiudere queste 10 canzoni in un album.

