L'autenticità di Call me Laura: fragilità ed emozioni condivise

 


Dalle parole che nascono nella quotidianità all'accettazione delle proprie imperfezioni: in questa intervista per Effetto Musica, Call me Laura ci accompagna nel suo universo interiore. Una chiacchierata profonda sulle sue ispirazioni, da Cesare Cremonini a Mina, e sull'importanza vitale di costruire una connessione sincera ed empatica con il proprio pubblico per dare un senso alle cose.

Ciao Laura, benvenuta su Effetto Musica! Dallo studio della chitarra e della viola fino alla firma con Up Music Studio nel 2024: chi è oggi la donna e l'artista che si cela dietro il progetto Call me Laura?

Credo di essere una persona che sta ancora imparando a conoscersi, e forse è proprio questo che alimenta il mio progetto artistico. Call me Laura nasce dalla voglia di raccontarmi senza filtri, con tutte le contraddizioni, le fragilità e le domande che mi porto dietro. Oggi mi sento una donna più consapevole rispetto a qualche anno fa, ma non perché abbia trovato tutte le risposte. Piuttosto perché ho imparato ad accettare il fatto che non sempre servono. La musica è diventata il mio modo di dare un senso alle cose, o almeno di provare a farlo.

Per te la scrittura non è mai solo un semplice racconto, ma un mezzo vitale per trasformare vissuti silenziosi in emozioni condivise. Come nascono esattamente le tue canzoni e in che modo trovi le parole giuste per esprimerti?

Partiamo da una premessa: non so se le parole che trovo siano davvero quelle giuste! Anzi, spesso mentre scrivo mi chiedo se quello che sto dicendo abbia senso oppure no. Quello che cerco, però, non sono parole perfette. Cerco parole vere. Mi piace usare un linguaggio semplice, quotidiano, perché le emozioni più profonde spesso si nascondono proprio nelle cose di tutti i giorni. Le mie canzoni nascono quasi sempre da una frase, da un pensiero che continua a girarmi in testa o da qualcosa che mi succede e che non riesco a lasciar andare. Quando scrivo, il mio desiderio è che qualcuno ascoltando possa fermarsi un attimo e pensare: "Accidenti, è successo anche a me". Ecco, se riesco a creare quella connessione, allora sento di aver trovato le parole giuste.

Tra i tuoi fari musicali spicca la profonda sensibilità di Cesare Cremonini. Quali sono le altre voci di riferimento a cui guardi con maggiore ammirazione per arricchire il tuo stile?

Cesare Cremonini ha avuto e continua ad avere un ruolo fondamentale nel mio percorso. Le sue canzoni hanno accompagnato tante fasi della mia vita e il suo modo di raccontare emozioni e immagini è probabilmente la fonte di ispirazione più importante per me. Se devo guardare ad altri artisti, non posso non citare Mina. Mi ha sempre affascinata la sua capacità interpretativa: riesce a dare peso e verità a ogni parola, rendendo unica qualsiasi canzone tocchi. Tra gli artisti più contemporanei, invece, apprezzo molto Alfa. Mi piace il suo modo di comunicare, la naturalezza con cui riesce a parlare di emozioni profonde usando un linguaggio immediato e vicino alle persone. È una caratteristica che considero molto preziosa. In generale ascolto tanta musica diversa, perché credo che ogni artista abbia qualcosa da insegnare. Cerco sempre di lasciarmi contaminare da ciò che mi emoziona, indipendentemente dal genere.

Da cantautrice che crede nel valore delle fragilità e nell'abbandono delle "sovrastrutture", cosa ne pensi dell'attuale panorama musicale italiano e delle sue dinamiche?

Credo che oggi la musica italiana stia vivendo un momento molto interessante perché convivono linguaggi e generazioni diverse. Allo stesso tempo, però, viviamo in un'epoca in cui tutto corre molto velocemente e a volte si rischia di dare più importanza all'immagine che al contenuto. Personalmente penso che ci sia ancora un grande bisogno di autenticità. Le persone riconoscono quando una canzone nasce da qualcosa di vero. Per questo cerco di non farmi condizionare troppo dalle dinamiche esterne e di restare fedele al motivo per cui faccio musica: creare una connessione sincera con chi ascolta.

Se con "La vita è una danza" parlavi di accettazione, "Dietro le nuvole" è un'evoluzione: la scelta di credere in te stessa e smettere di resistere passivamente. Come hai vissuto questo profondo "ponte" interiore in studio di registrazione?

In modo molto intenso. Credo che "Dietro le nuvole" sia il momento in cui tutto ciò che avevo compreso con "La vita è una danza" è diventato qualcosa di concreto. Una cosa è capire che bisogna lasciare andare, un'altra è farlo davvero. In studio mi sono ritrovata a cantare parole che parlavano direttamente a me prima ancora che agli altri. È stato come guardarmi allo specchio e accettare parti di me che per tanto tempo avevo cercato di tenere sotto controllo. Per questo alcune interpretazioni sono nate quasi di getto: avevo bisogno che restassero vere, con tutte le loro imperfezioni.

Questa maturità acquisita farà da apripista a un progetto più ampio in arrivo, magari un album o un EP? Cosa puoi anticiparci al riguardo?

Sono moooolto scaramantica, quindi non mi sbilancerò troppo! Però una cosa posso dirla: il percorso non si ferma qui. Stiamo già lavorando a nuova musica e la prossima uscita sarà diversa rispetto a quelle che avete ascoltato finora. Mi piace l'idea di esplorare nuove sfumature e nuovi modi di raccontarmi, senza però perdere il filo che unisce tutto il progetto. Se c'è una cosa che resterà sempre al centro delle mie canzoni è l'autenticità. Cambieranno forse i colori, ma non la verità con cui cerco di raccontarli.

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