Cristina, “Stelle di plastica” è un brano super emotivo: qual è stata l’emozione più forte che hai provato scrivendolo?
Ho scritto questa canzone proprio spinta da un vortice di emozioni che non sapevo identificare. Stelle di Plastica esprime soprattutto nostalgia e malinconia, la consapevolezza del fatto che sia impossibile riacquistare ciò che è ormai perduto.
Il ritornello è una richiesta di verità. Sei una persona che cerca sempre risposte chiare?
Come tutti, razionalmente mi piacerebbe avere una risposta a tutte le domande e poter vivere basandomi su certezze e sicurezze. Ovviamente, ciò non è possibile, perciò faccio di tutto per cercare autenticità e sincerità nella mia vita.
Le “stelle di plastica” sono ricordi che non brillano più: qual è un ricordo che invece brilla ancora fortissimo per te?
Credo sia stato il primo saggio di pianoforte, quando, suonando davanti a un pubblico, ho capito per la prima volta che la musica mi apparteneva, e che io volevo appartenere a lei. Da quel momento in poi non ho più smesso di suonare e di farmi ammaliare e conquistare dalla musica.
Se dovessi descrivere la canzone in una parola sola, quale useresti?
Userei la parola “ricordi”. I ricordi sono qualcosa che solitamente consideriamo lontani da noi, ma dovremmo ricordarci più spesso che il nostro passato ci appartiene, ed è ciò che ci permette di costruire il nostro presente.
Dopo questo singolo, cosa non vedi l’ora di fare nel tuo percorso musicale?
Non vedo l'ora di pubblicare il primo album e di salire di nuovo sul palco per vivere in live ciò che ho scritto e registrato in studio. Salire sul palco ha un effetto diverso, ricco di emozioni, non vedo l'ora di poterle rivivere

