L’architettura delle emozioni: Anastasia Anniemore 24 e il viaggio pop da 30 voci e 6 EP

 


Unire le forze per moltiplicare le possibilità creative: in un mercato musicale che spesso isola, Anastasia Anniemore 24 sceglie la strada della condivisione e della coralità. Giornalista televisiva a Minsk, poi travolta dalla passione per la lingua e la melodia italiana, l'artista e autrice bielorussa ha dato vita a un progetto monumentale: 30 brani interpretati da 30 voci diverse, distribuiti in un viaggio a tappe lungo sei EP. Ai microfoni di Effetto Musica, Anastasia ci racconta la genesi di questo mosaico sonoro, il magnetismo del nuovo singolo “Strega” e la scommessa di fare musica oggi attraverso le connessioni umane, superando ogni distanza geografica.

Ciao Anastasia! Dietro al nome Anastasia Anniemore 24 c'è un'artista poliedrica che scrive, produce e tesse relazioni musicali. Ti va di presentarti ai nostri lettori e di raccontarci l'anima di questo progetto?

Bella domanda, e mi ritrovo molto nella definizione di progetto poliedrico costruito sulle relazioni musicali. Io sono bielorussa, ormai cittadina italiana, e dentro di me convivono la cultura russa, bielorussa e slava, sia letteraria che musicale. Cerco di intrecciare tutto questo nel DNA della canzone italiana.

All’inizio scrivevo solo nella mia lingua madre, ma vivendo in Italia ho sentito il desiderio di esprimermi in italiano, di far passare le mie immagini e la mia sensibilità attraverso un’altra lingua. Oggi mi presento soprattutto come autrice: i miei brani sono come singoli tasselli legati da un filo unico, che è la mia visione del mondo e le mie domande sul perché delle cose.

Lavoro su temi universali — l’amore, il destino, la solitudine, la spiritualità — ma li esploro con generi e sonorità diverse, grazie alle 30 voci che ho cercato in giro per l’Italia e che ho convinto a condividere questa idea di collaborazione musicale. Oggi è difficilissimo emergere, sia per gli autori che per i cantanti. Unire le forze, proporre formati nuovi e un po’ insoliti, per me significa moltiplicare le possibilità e creare uno scambio reale di idee.

Tutto questo è diventato un progetto strutturato in 6 EP, che usciranno nel corso dell’anno, uno ogni due mesi. Il primo è già disponibile, così come i primi cinque videoclip sul mio canale YouTube, perché per me questo lavoro è una visione completa: testo, suono e video-narrazione fanno parte della stessa opera.

Spesso chi produce e scrive per più voci ha un background ricco di sfumature. Qual è stata la scintilla iniziale che ti ha spinto a fare della musica la tua forma d'espressione principale?

La mia scintilla, in realtà, non è stata un colpo di scena improvviso, ma qualcosa che è tornato a cercarmi. Vengo da una formazione da giornalista televisiva, ho studiato all’Università statale di Minsk e ho lavorato nella redazione musicale della TV nazionale: già lì la musica era al centro del mio sguardo, anche se non ancora come autrice in prima linea.

Poi, per ragioni legate alla situazione geopolitica, mi sono trasferita in Italia e ho iniziato a occuparmi di tutt’altro. Non conoscevo abbastanza bene l’italiano per potermi esprimere davvero, e questo per molto tempo mi ha bloccata. Scrivevo poesia in russo, ma tradurla senza perdere la magia del testo era quasi impossibile.

A un certo punto ho sentito che non potevo più ignorare quella voce interna. Ho deciso di provare a scrivere direttamente in italiano, di lasciare che fosse la musica a fare da ponte tra le lingue, tra le culture e tra le parti di me. È stato come se la mia vocazione, che era rimasta un po’ addormentata, tornasse a prendermi per mano e mi rapisse di nuovo. Da lì la musica è diventata la mia forma d’espressione principale: l’unico luogo in cui tutte le mie sfumature — biografiche, linguistiche, emotive — possono convivere e trasformarsi in qualcosa da condividere con gli altri.

Atmosfere sospese, aperture intense e un pop raffinato. Quali ascolti hanno guidato e ispirato la tua evoluzione stilistica fino ad oggi?

La mia evoluzione stilistica è nata da ascolti molto diversi tra loro, ma legati da una forte componente emotiva. Sicuramente la musica italiana dell’età d’oro ha avuto un ruolo centrale: Mina, Mia Martini, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Pino Daniele, Zucchero, Lucio Dalla. Canticchiavo le loro canzoni quando ancora non capivo davvero i testi, ma l’emozione e il messaggio arrivavano comunque, ed è lì che ho capito quanto la voce e l’interpretazione possano “raccontare” oltre le parole.

Per me il testo è il perno che fa girare tutto il resto: dalla melodia alla scelta delle sonorità, fino al modo in cui l’interprete abita il brano. Intorno a questa centralità della parola si sono poi intrecciati altri mondi: i Pink Floyd, l’Alan Parsons Project, il jazz di Billie Holiday, Dave Brubeck, Chick Corea, Bill Evans, Charlie Parker.

Un altro pilastro è la classica moderna e il suono più cinematografico: Max Richter, alcune esperienze pianistiche contemporanee, e prima ancora l’eredità della musica impressionista, da Ravel a Debussy fino a Satie. Sono universi che mi hanno insegnato le atmosfere sospese, le aperture intense, il tempo che si dilata. Negli ultimi anni mi sto avvicinando sempre di più anche alla musica elettronica, che per me è un terreno di sperimentazione naturale: un luogo dove posso fondere questa tradizione melodica e poetica con suoni nuovi, più moderni, e continuare a far evolvere il mio pop in una direzione personale e riconoscibile.

Sappiamo che "Strega" è nata prima ancora di conoscere la voce che l'avrebbe interpretata, concentrandoti unicamente su storia e mood. Come si sviluppa di solito il tuo processo creativo quando componi e come hai capito che Flow sarebbe stata la "streghetta" perfetta per questo featuring?

Io parto sempre dalle parole. Di solito il mio processo creativo è molto chiaro: prima scrivo il testo, poi arriva la musica, perché per me è il testo che definisce la melodia, il ritmo emotivo e l’atmosfera del brano, e non il contrario. Solo dopo inizio a cercare la voce giusta che possa incarnare quella storia.

“Strega” è nata esattamente così: prima la narrazione, il mood, questo universo femminile magnetico e intuitivo, senza pensare a chi l’avrebbe cantata. Quando il pezzo è stato completo, l’unico strumento che avevo per trovare l’interprete era la rete. Ho passato molto tempo ad ascoltare profili di artisti emergenti che pubblicano soprattutto cover, proprio per capire il timbro, la sensibilità, il modo di stare dentro una canzone. Così ho scoperto Flow, una giovane cantante siciliana: il suo timbro, la sua immagine, il modo in cui interpretava i brani mi hanno fatto subito pensare che potesse essere la mia “streghetta”. C’era qualcosa di naturale, di istintivo, che si allineava perfettamente con il personaggio della canzone.

Lavorare a un concept massiccio come "30 brani per 30 voci" ti mette inevitabilmente a contatto con le nuove tendenze del pop italiano. Cosa ti affascina di più del panorama attuale e cosa invece cambieresti?

Quello che mi affascina di più del pop italiano di oggi è proprio la sensazione che siamo sulla soglia di un cambiamento. Si sente nell’aria: i tempi sono maturi, c’è un’attesa diffusa per qualcosa di nuovo, anche se nessuno sa ancora esattamente da dove arriverà. Questa atmosfera di sospensione creativa non capita spesso, ed è molto stimolante per chi scrive e produce.

Dicono che per far succedere le cose bisogna trovarsi nel posto giusto, al momento giusto e con le persone giuste. Io credo che il momento sia quello giusto e anche il luogo — l’Italia, con tutta la sua tradizione melodica e la sua scena in fermento. Quello che cerco, e che forse cambierei del panorama attuale, è proprio questo terzo elemento: la “gente giusta”, intesa come artisti, produttori, operatori disposti a rischiare, a sperimentare davvero, a uscire dai format già collaudati.

Il 5 giugno è uscito "Strega", un brano dalle forti tinte femminili supportato anche da un video che gioca proprio su questo magnetismo. Com'è stato lavorare a distanza (vista la provenienza siciliana di Flow) per dare vita a questa traccia e che riscontri state raccogliendo in radio?

Lavorare a distanza con Flow è stato, in un certo senso, il modo più naturale per fare musica oggi, soprattutto per chi è emergente. È il modello contemporaneo: senza i nuovi mezzi sarebbe quasi impossibile sostenere economicamente il lavoro “alla vecchia maniera”, affittando per giorni uno studio per poter vivere il brano insieme, a meno di avere alle spalle una major.

Questo tipo di collaborazione ha molti lati positivi: si risparmiano costi organizzativi, i tempi si accorciano, e soprattutto si amplia enormemente il raggio d’azione. Puoi scegliere le voci e le persone giuste a prescindere dalla geografia. Io stessa, partendo dall’Italia, ho iniziato a costruire ponti anche con cantanti russi, uzbechi, polacchi, svedesi: in fondo, lavorare da Torino con una voce siciliana non è molto diverso che lavorare da Milano con qualcuno in Puglia, Abruzzo o Veneto. Con alcuni dei 30 artisti ci siamo incontrati in studio, ma con la maggior parte la collaborazione è nata e cresciuta a distanza: è servita tanta organizzazione e tanta pazienza.

Ovviamente ci sono anche dei contro. Manca il contatto umano ravvicinato, quella dimensione di condivisione fisica che ti permette di provare più versioni, sbagliare insieme, cambiare idea all’ultimo, e magari tornare alla prima take perché era la più naturale. Quel tempo “sprecato” in studio, in realtà, spesso è il luogo in cui la musica trova la sua forma più vera.

Nonostante questo, con “Strega” siamo riuscite a far passare comunque il magnetismo e la complicità femminile che volevamo raccontare. Il video rafforza proprio questa energia, e i primi riscontri in radio ci stanno confermando che il brano arriva, che questa forza viene percepita. Per un progetto indipendente come il mio è già un segnale importante, e un incoraggiamento a continuare su questa strada. 

Più che un album tradizionale, hai optato per una formula a capitoli partendo dall'EP "Un bacio di fortuna" (Vol. 1). Puoi anticiparci qualcosa sulle prossime voci coinvolte e su come si svilupperà questa imponente architettura da 30 brani?

Questa architettura in 30 brani è pensata come un viaggio continuo: ogni 2 mesi arriveranno 5 nuove voci, nuove sonorità e nuove storie da scoprire, senza ripetersi ma mantenendo un filo emotivo e poetico riconoscibile. È un progetto “a episodi”, che invita ad aspettare il prossimo capitolo con curiosità, sapendo che l’universo è lo stesso, ma lo sguardo cambia ogni volta grazie agli interpreti. Il volume 2 è fuori dal 10 luglio.

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