Crescere significa costruire la propria
identità, ma anche accorgersi di quanto sia già abitata da parole, modelli e
abitudini ricevute dagli altri. È il filo che attraversa “Periferie 1”, primo
EP dei tuttotace, composto da cinque brani scritti tra il 2020 e il 2022. Da
“Signori”, con il confronto quasi inevitabile con i propri genitori, fino a
“Questo Suono”, dove emerge la presenza di percorsi già tracciati, il disco
procede per piccoli spostamenti di prospettiva. Nel mezzo trovano spazio la
quotidianità di “A cena”, l’incertezza affettiva di “Forse noi” e lo
strumentale “S2/Linea”. Folk, progressive ed emo accompagnano un racconto che
diventa più chiaro traccia dopo traccia.
“Periferie 1” raccoglie brani scritti tra il
2020 e il 2022. Che fotografia restituisce dei tuttotace di quegli anni?
Avevamo appena iniziato a suonare insieme, le idee si
accavallavano in fretta ed erano difficili da realizzare. Fu un lavoro strano,
animato da una fortissima volontà e allo stesso tempo frenato
dall'inesperienza. Non è un caso che questi pezzi alle nostre orecchie suonino
ancora acerbi, anche se abbiamo avuto tempo e modo di lavorarci negli anni
successivi. In quegli anni cercavamo di mettere in ogni brano tutte le idee che
ci passavano per la testa. Siamo felici e soddisfatti del risultato, e al
contempo ben disposti a cominciare un lavoro nuovo il più presto possibile.
Avete definito queste canzoni come appartenenti
a una fase ormai conclusa della vostra scrittura. In cosa vi sentite più
distanti oggi dai musicisti che le hanno composte?
Siamo più maturi, soprattutto più misurati. Se inizialmente
tendevamo a riversare tutte le intuizioni che ci venivano all’interno dei
brani, senza filtri, ora cerchiamo di sviluppare gli spunti singoli,
dispiegando e approfondendo, sia a livello di musica che di testi. Ma questo
sarà un discorso per il secondo album.
Avete scelto di pubblicare i brani seguendo il
loro ordine cronologico, nonostante nel frattempo abbiate scritto molto altro.
Perché era importante non saltare questa fase del vostro percorso?
Forse debolezza, chi lo sa. È difficile lasciare alle spalle
i propri “figli”, anche se è una cosa che gli artisti maturi fanno. Forse un
giorno impareremo. In ogni caso, crediamo anche che i primi lavori continuino a
rispecchiarci, almeno una parte di noi che è rimasta lì. Non siamo molto bravi
a emanciparci dal passato, questo penso si capisca molto bene anche dai nostri
brani.
Nell’EP si parte da una sensazione di
incongruenza per arrivare progressivamente a una presa di coscienza. Questo
percorso era già presente durante la scrittura oppure lo avete riconosciuto
solo mettendo insieme i brani?
Lo abbiamo capito dopo, quando abbiamo iniziato a riflettere
su questo percorso. D’altronde è sempre così, no? Il senso arriva sempre a
posteriori, quando si guarda indietro a ciò che è stato. Però il percorso c'è
stato, lo abbiamo visto accadere con il senno di poi. Non a caso l'ordine dei
nostri pezzi in questo EP (così come nel prossimo) è quasi sovrapponibile al
loro ordine di scrittura. Periferie 1 è, in fin dei conti, la prima metà della
nostra storia.
Folk, progressive ed emo convivono all’interno
delle cinque tracce. Quanto questa varietà riflette la ricerca di un’identità
che in quegli anni era ancora in costruzione?
Allora, sicuramente c'è un ampio spazio dato ai “tentativi”,
ma non crediamo che il risultato sia eterogeneo, anzi. Abbiamo speso moltissimo
tempo ed energie a dare un senso a questo miscuglio, a questa “convivenza”,
appunto. Crediamo di aver dato corpo a un sound in cui queste influenze vivono
grazie al loro incontro, anziché emergere in modo isolato.
Sapendo che “Periferie 1” documenta qualcosa che
appartiene al vostro passato, cosa vi interessa che racconti invece dei
tuttotace di oggi?
È un po' il destino di tutti gli artisti: c'è una fase
creativa intensa, in cui si mettono il proprio cuore e i propri stati d'animo
nella musica, il cui risultato però esce in un momento successivo, addirittura
ad anni di distanza. Ora siamo nel momento successivo. I tuttotace di oggi
raccontano la storia del proprio passato, in attesa di poter concretizzare
anche il proprio presente (che a sua volta verrà pubblicato quando sarà
passato).