Federico Di Battista: «Essere trasparente era il modo migliore per raccontarmi»

 

Federico Di Battista si racconta attraverso le tracce di “Video Pixelati”, un album che nasce dall’esigenza di fermare emozioni, ricordi e cambiamenti personali in una raccolta di canzoni sincere e immediate. Un lavoro costruito nel corso di due anni, in cui l’artista sceglie la trasparenza come cifra espressiva, affrontando temi universali come la memoria, la solitudine, il viaggio e il difficile passaggio verso l’età adulta.

Tra immagini sfocate che richiamano il passato e nuove consapevolezze maturate lungo il percorso, “Video Pixelati” si presenta come un viaggio introspettivo capace di alternare riflessione e leggerezza, senza mai perdere autenticità. In questa intervista Federico Di Battista approfondisce la genesi del disco, il valore dei ricordi, l’importanza del saper stare da soli e il percorso di crescita personale che ha accompagnato la realizzazione dell’album.

“Video Pixelati” sembra nascere da un bisogno molto personale di guardarti dentro: quando hai capito che quelle emozioni sarebbero diventate un disco?
Sinceramente, dal momento in cui ho deciso di iniziare a scrivere per l´album, ho capito che il modo più diretto ed efficace era essere trasparente e parlare senza paura dei propri sentimenti. Da li, ho iniziato a guardarmi dentro e scrivere quello che sentivo.

Nel progetto il passato ritorna spesso sotto forma di ricordi sfocati ma ancora vivi. Quanto conta oggi la memoria nel tuo modo di scrivere?
Il passato è stato un ricordo fondamentale per la scrittura del disco, visto che alcuni brani si riferiscono appunto ad esperienze passate. Penso sempre che il passato sia sempre e comunque una parte di noi, quindi parlare delle esperienze passate è comunque un modo per raccontare di noi.

Il viaggio è uno degli elementi più presenti nell’album. Quanto i luoghi che hai attraversato hanno influenzato la tua crescita artistica e umana?
Sicuramente moltissimo, ho viaggiato per motivi personali e svago, ed ogni posto che ho visitato ha lasciamo in me qualcosa al punto da portarmi a scrivere.

Hai scelto un linguaggio molto diretto e semplice. Era importante evitare costruzioni troppo elaborate per mantenere autenticità?
Ho cercato di esprimermi nel modo più diretto possibile in modo da risultare comprensibile al primo ascolto.

In diversi momenti del disco emerge il tema della solitudine. Pensi che imparare a stare da soli sia diventato sempre più difficile oggi?
Penso che il tema della solitudine sia visto troppo spesso come un punto negativo. Io invece penso che saper stare soli sia una cosa molto importante che spesso si trasforma in un´esperienza positiva.

“Video Pixelati” racconta anche la difficoltà del diventare adulti. C’è stato un momento preciso in cui hai sentito questo cambiamento?
Ancora oggi sto vivendo questo cambiamento. È un passaggio chiave della nostra vita che forse non ci trova mai pronti quando arriva. 

L’album alterna leggerezza e introspezione senza mai risultare pesante. Come hai lavorato per mantenere questo equilibrio emotivo?
Ho provato appunto a scrivere trovando cose positive anche in argomenti che possano risultare pesanti. Penso questo abbia aiutato molto.

Dopo aver trasformato tante esperienze personali in musica, senti di conoscerti meglio rispetto a quando hai iniziato il disco?
È stato un viaggio caratterizzato dal guardarmi dentro e parlarmi. Ora, dopo due anni di lavoro, sicuramente so qualcosa in più di me ed ho imparato a conoscermi di più.


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