Osservare il presente attraverso la musica, senza rinunciare all'immediatezza e al divertimento: è questo lo spirito di "Eh No!", il nuovo singolo dei Relief. Tra groove pop-funk, arrangiamenti curati e un testo che invita all'autocritica, la band affronta un tema universale con uno sguardo autentico e mai moralista. In questa intervista ci parlano della produzione del brano, del videoclip e della responsabilità che oggi sente un artista nel comunicare con il proprio pubblico.
"Eh No!" fotografa un atteggiamento molto diffuso nella società contemporanea. Quanto vi interessa raccontare il presente attraverso la musica?
Ci interessa molto, ma senza inseguire l'attualità a tutti i costi. Preferiamo partire da esperienze concrete e osservazioni quotidiane, cercando di raccontare temi che restino riconoscibili anche tra qualche anno.
Scrivere una canzone che affronta temi sociali richiede un equilibrio particolare. Come avete lavorato sul testo?
Abbiamo cercato di evitare qualsiasi tono accusatorio. Più che individuare un colpevole, volevamo descrivere un meccanismo che tutti possiamo riconoscere. Crediamo che una domanda sincera sia spesso più potente di una risposta definitiva.
Qual è stato il momento in cui avete capito che il brano era davvero completo?
Quando ci siamo accorti che non sentivamo più il bisogno di aggiungere nulla. Ogni elemento, dal groove al ritornello fino alle armonie vocali, sembrava lavorare nella stessa direzione. È stato il momento in cui il brano ha trovato un'identità precisa.
La produzione ha valorizzato un lato diverso della vostra identità musicale?
Sì. Il lavoro con Massimo Calabrese e Marco Lecci ci ha aiutato a rendere il brano più diretto senza perdere la ricchezza degli arrangiamenti. Hanno saputo mettere in risalto il nostro lato più immediato mantenendo intatta la nostra personalità.
Nel videoclip l'assurdo diventa uno strumento narrativo. Quanto vi divertite a giocare con questo tipo di linguaggio?
Moltissimo. L'autoironia fa parte del nostro modo di essere ancora prima che del nostro modo di fare musica. Ci piace costruire un immaginario in cui si possa sorridere anche mentre si affrontano temi seri. Pensiamo che le due cose possano convivere molto bene.
ual è la più grande responsabilità che, secondo voi, ha oggi un artista?
Essere autentico. Non significa avere sempre qualcosa di rivoluzionario da dire, ma cercare di raccontare ciò in cui si crede davvero, senza inseguire formule o polemiche facili. Se poi quella sincerità riesce ad aprire un dialogo con chi ascolta, tanto meglio.

