Nel nuovo singolo “Grande”, Emanuele Tavano trasforma esperienze personali, fragilità e riflessioni esistenziali in un brano diretto e intenso, capace di unire energia sonora e profondità emotiva. Tra atmosfere ritmate e una scrittura attenta ai dettagli, il cantautore racconta il bisogno di dare un senso autentico alla propria vita, affrontando temi come il dolore, la crescita personale e il valore del rischio in una società sempre più abituata ad accontentarsi. In questa intervista ci ha parlato del processo creativo dietro il brano, del rapporto tra musica e parole e della necessità di costruire canzoni che non siano soltanto intrattenimento, ma anche strumenti di riflessione e consapevolezza.
“Grande” sembra raccontare una storia: c’è un episodio preciso che ha dato origine al brano?
“Non un episodio in particolare, bensì una cospicua fetta di vita tormentata che mi ha spinto a creare una rappresentazione letterale e musicale degli elementi che ondeggiavano nella mia mente. La mia adolescenza è stata contraddistinta a lungo da bullismo e da uno scenario familiare assai complesso per certi versi, le canzoni si sono tramutate in uno sfogo consequenziale nel mio caso”.
Parti prima dal testo o dalla musica quando scrivi?
“L’origine del lavoro che svolgo corrisponde sempre alla musica e sposo in pieno un concetto comunicato da Elisa Toffoli, mio riferimento assoluto: l’artista deve mettersi al servizio del brano, perché le note suggeriscono i temi e i termini da adoperare. A patto che si verifichi un ascolto intenso e profondo. Se si desidera produrre arte allora devono comandare le canzoni, non gli esseri umani”.
Quanto è importante per te creare immagini nei tuoi brani?
“La creazione delle immagini ha il suo peso, tuttavia è necessario evitare che si trasformi in un qualcosa di eccessivamente ripetitivo e – quindi – ridondante. Urge equilibrio: in generale è essenziale la trasmissione di messaggi non banali attraverso una ricerca costante, per quantomeno tentare di aumentarne la potenza il più possibile. Anche l’esternazione dei concetti può aiutare in tal senso, se si agisce intelligentemente, con arguzia e armandosi di buon senso. Ed è cruciale porsi una domanda in particolare… Di cosa ha bisogno la maggior parte degli individui al giorno d’oggi? Con calma la fatica permette di scovare le preziosissime risposte”.
C’è un verso a cui sei particolarmente legato?
“Sì, il seguente: ‘La vita è una sola e va nutrita per intero’. Nell’epoca moderna tante persone in Italia tendono ad accontentarsi o addirittura esaltare la mediocrità, la quale viene mascherata e venduta a peso d’oro. Spesso neanche ci si rende conto di ciò fino in fondo. La percentuale di rischio si è abbassata troppo, rendendo l’esistenza più piatta e noiosa. Invece è vitale camminare sul filo del rasoio ogni tanto per uno scopo che merita sacrifici, per una visione ampia che potrebbe migliorare drasticamente il futuro e arricchire lo spirito nel presente. A me interessa poco la sopravvivenza, il giusto. Perseguo più che altro l’obiettivo di generare un’impronta umanitaria utile di cui sentirmi pienamente soddisfatto”.
Ti immagini l’ascoltatore mentre vive la canzone?
“Trattasi di un brano ritmato, orecchiabile e saporito sul piano testuale. Non è soltanto intrattenimento, di conseguenza immagino che una persona possa elettrizzarsi e allo stesso tempo riflettere prima, durante e dopo gli ascolti. Fermo restando che ogni essere umano reagisce a modo proprio”.
La tua scrittura è più istintiva o costruita nel tempo?
“La ritengo fondamentalmente equilibrata, per quanto probabilmente sia intrisa soprattutto di una costruzione non proprio veloce. Amo la tranquillità in fase di stesura, tuttavia mi lascio trasportare dai suoni e dalle melodie. A volte avvengono degli scatti mentali quasi improvvisi, mentre in molte altre situazioni devo aggrapparmi alla capacità di saper aspettare”.

