Oltre quindici anni di scrittura, un fuoco che non accenna a spegnersi e la capacità di trasformare la poesia dell'infanzia in un manifesto pop-alternative moderno. SGVMO non è solo un nome d'arte, ma un progetto che affonda le radici nella "fame" artistica e nell'urgenza di raccontare la verità. In un panorama musicale spesso dominato dalle mode, la sua musica si muove in direzione ostinata e contraria, cercando di dare voce alle lotte quotidiane di una generazione intera.
Con il suo ultimo singolo, "Nelle mie mani", SGVMO ci invita a un atto di coraggio: guardare in faccia la sofferenza per poi riprendere il controllo del proprio destino. In questa chiacchierata, l'artista ci svela il metodo quasi istintivo con cui nascono le sue canzoni, il suo legame indissolubile con la parola scritta e la sfida di restare autentici in un mercato che corre veloce.
Ciao, benvenuto! Per chi ancora non ti conoscesse, come definiresti il progetto SGVMO in poche parole?
Il progetto Sgvmo vuole trasmettere il disagio e la lotta di una generazione, vuole esprimere il dolore, lasciando speranza. Tutto questo mischiando i suoni attuali con dei testi ricercati e melodie d’impatto. Vuole essere un viaggio e una scoperta continua.
Lavori al tuo progetto da oltre quindici anni. Come e quando ti sei avvicinato alla musica e cosa ti ha spinto a non fermarti mai?
La musica e la scrittura fanno parte della mia vita da sempre. Scrivevo poesie fin da bambino e le ho trasformate in musica intorno ai 13 anni. Non mi sono mai fermato proprio per il fuoco continuo che ho dentro e lotto ogni giorno per realizzare i sogni di tutta una vita. Continuo a lavorare senza sosta e spero, prima o poi, di farmi sentire.
Chi sono gli artisti che consideri i tuoi punti di riferimento oggi, in questa tua nuova fase pop-alternative?
Non ho veri e propri riferimenti, cerco di avere un’identità ben definita. Ascolto molti generi, molti artisti. In questo momento spazio dal rap italiano, al pop statunitense e al cantautorato italiano. Mi piace molto la wave di Bresh, ma anche di Sayf giusto per citarne un paio.
Le tue canzoni sembrano nascere da un'urgenza personale. Ci racconti il tuo metodo di composizione?
Scrivo molto, a volte solo pensieri o frasi che mi vengono di getto. Quando sono nel mood giusto, l’ispirazione prende il sopravvento e scrivo in maniera istintiva, la mano è più veloce della testa. Lascio che le emozioni vengano fuori da sole e mi faccio trasportare. Scrivo sempre in poco tempo, poi ritocco se necessario in un secondo momento.
Cosa ne pensi del panorama musicale odierno e come pensi che la tua "verità" e "fame" artistica si inseriscano in questo contesto?
Il panorama musicale odierno è vario e ricco di scelte. Purtroppo, molto spesso, vengono ascoltate cose molto simili tra loro, lasciando fuori una grande fetta di artisti. D’altronde il pubblico segue molto le mode. Seppur non disprezzi alcun tipo di musica, mi piacerebbe che la gente scegliesse di più in base ai propri gusti, non in base a quello che gli viene imposto.
Parliamo di "Nelle mie mani": il brano parla di prendersi la responsabilità del proprio posto nel mondo. Che tipo di riscontro stai ricevendo dal pubblico su questo tema così forte?
Il brano sembra che stia piacendo, spero che gli ascoltatori capiscano il messaggio che voglio mandare. La sofferenza va ascoltata e riconosciuta, ma dobbiamo prendere in mano le redini nella nostra vita se vogliamo avere una svolta. “Nelle mie mani” è il manifesto della consapevolezza del dolore e della speranza, della voglia di rivalsa che c’è in ognuno di noi.
"Nelle mie mani" rappresenta un punto di svolta. Possiamo aspettarci un album a breve?
Mi sto concentrando molto sui singoli, che però hanno una forte coerenza tra loro. Non escludo un album, sto lavorando molto. Spero che possiate seguirmi per capire in che direzione andrà il mio progetto.

