Pepo presenta “4 bianchi alla fragola”: intervista


Con “4 bianchi alla fragola”, Pepo propone un brano diretto e immediato, costruito su un sound essenziale che punta tutto su ritmo, voce e riconoscibilità. Una produzione che sceglie di togliere per lasciare spazio al racconto, evitando eccessi e cliché.

Tra influenze pop contemporanee, indie e urban, il singolo trova un equilibrio tra leggerezza e identità artistica, dimostrando come la semplicità, se consapevole, possa diventare un punto di forza.
Nell’intervista per Effetto Musica, Pepo approfondisce le scelte sonore e la visione dietro il brano, anticipando anche le direzioni future del suo percorso musicale.

“4 bianchi alla fragola” punta su ritmo e immediatezza: come hai lavorato sul sound?
Fin dall’inizio avevo chiaro che non volevo una produzione che “spiegasse” troppo il pezzo. Il brano doveva funzionare già al primo ascolto, quasi istintivamente. Abbiamo lavorato molto sul ritmo, cercando qualcosa che fosse leggero ma non banale, che accompagnasse senza invadere.
La scelta è stata quella di togliere più che aggiungere: lasciare spazio alla voce, al racconto, e costruire un groove che facesse venire voglia di riascoltarla senza stancare. Anche i suoni sono stati scelti in modo molto preciso: pochi, riconoscibili, con un’identità. L’obiettivo era dare una sensazione quasi “estiva”, ma senza cadere nel cliché.

Quali sono stati i riferimenti musicali durante la produzione?
Non ci sono stati riferimenti diretti a un singolo artista o brano, ma sicuramente ho guardato molto al pop italiano contemporaneo che riesce a essere immediato senza risultare superficiale. Mi interessano molto quei pezzi che sembrano semplici, ma in realtà hanno una costruzione molto attenta dietro.
Allo stesso tempo, ho preso ispirazione anche da sonorità più indie e urban, soprattutto per quanto riguarda il modo di trattare la voce e gli spazi nel mix. Mi piace quando una canzone respira, quando non è troppo piena.

Quanto è importante trovare un equilibrio tra leggerezza e identità artistica?
È probabilmente la sfida più grande. La leggerezza è quello che ti permette di arrivare subito, ma l’identità è ciò che fa restare. Se punti solo sulla leggerezza rischi di essere dimenticabile, se punti solo sull’identità rischi di essere distante.
Per me l’equilibrio sta nel dire qualcosa di personale usando un linguaggio accessibile. “4 bianchi alla fragola” è leggero nel suono e nell’atmosfera, ma quello che racconta è reale, e credo che sia questo a renderlo riconoscibile.

Pensi che la semplicità possa essere una forma di forza in un brano pop?
Sì, ma solo quando è una scelta consapevole. La vera semplicità è difficile, perché significa riuscire a togliere tutto ciò che è inutile senza perdere significato.
Nel pop, spesso i brani che restano sono quelli che riescono a dire tanto con poco. Se una frase è diretta ma ti colpisce, se una melodia è facile ma non scontata, allora quella semplicità diventa una forza enorme.

Che direzione sonora immagini per i prossimi lavori?
Vorrei continuare su questa linea, ma ampliarla. Mi interessa lavorare di più sui contrasti: brani più energici ma con testi più profondi, oppure atmosfere più intime con produzioni più ricercate.
Non voglio allontanarmi dall’immediatezza, però sento l’esigenza di spingere un po’ di più sulla ricerca sonora e sull’impatto emotivo.

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