Cresciuto a pane, rock e busking per strada, Froyd porta avanti una proposta suonata e senza compromessi, che pesca a piene mani dal groove ruvido di punti di riferimento internazionali per tradurlo in una visione contemporanea e personale. Con “Icaro”, il cantautore milanese punta il dito contro l'iperproduttività tossica del nostro tempo, creando un ponte perfetto tra mitologia e disagio quotidiano. Sulle pagine di Effetto Musica, l'artista racconta il suo processo creativo, la chimica con il producer Nubula e l'autore Eliachesuona, regalando uno sguardo inedito su ciò che bolle in pentola per il prossimo capitolo discografico.
Ciao! Presentati ai lettori di Effetto Musica: chi è Froyd e da quale urgenza espressiva prende forma il tuo progetto?
Ciao! Molto piacere! Froyd è un cantautore milanese atipico, perché non si rispecchia nell’ambiente (anche musicale) e nel modo di pensare di Milano. La mia urgenza è rompere gli schemi, andare contro corrente, fare qualcosa di mio, autentico e non seguire le mode del momento.
Dalla passione viscerale per lo strumento alla scrittura cantautorale: com’è avvenuto il tuo avvicinamento alla musica?
Sono cresciuto in una casa dove si ascoltava musica tutti i giorni (principalmente musica rock, blues e folk, ho iniziato a strimpellare la chitarra a 9 anni, mentre al canto mi sono avvicinato molti anni dopo grazie al busking.
Nel tuo sound convivono l’anima del blues rock e venature contemporanee più ruvide: quali sono stati (e quali sono oggi) i tuoi punti di riferimento artistici?
Sicuramente band come Kaleo, Black Keys, Royal Blood e Deftones. Ma passo tanto tempo ad ascoltare tantissimi progetti di generi diversi da cui a volte traggo ispirazione.
Come prendono vita solitamente i tuoi brani? Parti prima da un riff di chitarra, da un'immagine concettuale o dal testo?
Quando scrivo musica, solitamente parto dalla chitarra, che sia un riff, un arpeggio o più semplicemente un giro interessante di accordi. Poi in base al mood generale che prende il brano, decido la tematica da trattare ed infine lavoro al testo. Gran parte del lavoro lo fanno anche Nubula, il mio produttore, in fase di arrangiamento musicale ed Eliachesuona, autore che mi aiuta nella stesura definitiva dei testi.
In un panorama musicale spesso dominato da formule veloci e produzioni standardizzate, come ti collochi con la tua proposta così diretta e suonata?
Mi sento un po’ un pesce fuor d’acqua a dir la verità, ma sono anche convinto che in un mondo così malato e folle come il nostro, sia giusto rompere gli schemi ed andare contro corrente per costruire qualcosa di interessante e davvero originale.
In Icaro trasformi il mito in una fotografia lucida delle pressioni sociali moderne: come è nata l’idea e che tipo di riscontro e condivisione stai riscontrando nel pubblico?
Tre anni c’è stato un periodo davvero cupo e complicato nella mia vita. Era appena finita una relazione importante ed ero letteralmente sommerso da mille cose da preparare tra lavoro e università. Ho veramente rischiato il burnout.
Conosco tante altre persone che hanno vissuto o stanno vivendo questa situazione. Dunque sentivo il bisogno di denunciare questa condizione terribile e la figura mitologica di Icaro mi sembrava perfetta. Oggi purtroppo prevale una mentalità malsana che ci spinge a superare sempre i nostri limiti fino a consumare la nostra salute psicofisica.
Icaro fa da apripista a un progetto più ampio: cosa dobbiamo aspettarci dall’EP in arrivo?
Tanto rock, tanta sperimentazione e tanta mitologia.

