I ricordi cambiano insieme a noi. Col tempo perdono i contorni più dolorosi, ma continuano a lasciare tracce profonde, trasformandosi in emozioni nuove. È proprio questo il punto di partenza di "Chiamami", il nuovo singolo di Halley, un brano che affronta il tema della memoria senza cercare risposte definitive, lasciando spazio alle interpretazioni di chi ascolta.
Abbiamo incontrato l'artista per parlare del valore del tempo, della malinconia nella musica contemporanea, del significato del titolo e del delicato equilibrio tra esperienze personali e universalità delle emozioni. Ne emerge il ritratto di un autore che mette sempre il sentimento al centro della propria scrittura.
"Chiamami" sembra raccontare il momento in cui un ricordo smette di fare male ma continua a lasciare il segno. Ti riconosci in questa lettura?
Direi di si. Diciamo che la sensazione che voglio trasmettere è proprio che alla fine ogni cosa diventa o un ricordo o un sogno non esaudito, che alla fine è comunque un ricordo. Questa definizione mi aiuta anche a spiegare che ci sono delle parti addirittura quasi ironiche, che spiegano come ormai sia tutta una storia passata che non mi riguarda più. Anche se, come dico sempre, ogni persona deve dare la definizione che vuole a ciò che si sente, il senso della musica sono gli ascoltatori che interpretano la canzone su di loro.
Quanto pensi che il tempo trasformi il modo in cui ricordiamo le persone e le emozioni?
Tantissimo, o perché maturiamo o perché diventiamo più lucidi e non siamo più assuefatti dall’emozione del momento. A volte capita che in certi momenti siamo ossessionati da una persona e ci sembra perfetta, per poi capire tempo dopo che era solo la causa del dolore. Ma può succedere anche l’opposto, magari giudicare sul momento una persona per delle scelte che ha fatto per poi capire col tempo che erano le scelte giuste.
Nel tuo modo di scrivere preferisci raccontare esperienze precise oppure lasciare che i dettagli rimangano universali?
Cerco di non andare troppo nel dettagli perché quello che voglio raccontare è l’emozione. Vediamola come un quadro, io voglio dipingere il quadro ma voglio che ogni acquirente scelga la cornice più giusta per la sua casa. Alla fine l’importante non è conoscere una storia quanto le emozioni che si legano ad essa. Le storie ce le ricordiamo per le emozioni che abbiamo vissuto più che per i dettagli.
Il titolo "Chiamami" richiama un gesto semplice ma pieno di significati. Quando hai capito che sarebbe stato il titolo perfetto?
Quando ho registrato il ritornello. È stata più una scelta musicale che altro, semplicemente mi piaceva come suonava. Devo dire modestamente che sono bravo con i titoli. Non so come mai però è sempre utile. Scherzi a parte, credo di essere bravo perché ricerco il titolo nel testo più che nel significato. Il titolo per me deve essere l’etichetta della canzone che ti fa capire subito cosa c’è dentro. Non c’è bisogno che te lo spieghi, altrimenti potresti perdere interesse solo nel leggerlo.
La malinconia è spesso presente nella musica pop contemporanea. Secondo te perché questa emozione continua a parlare a così tante persone?
Perché non esiste una singola persona sulla terra che non abbia dei momenti tristi, e la maggior parte della gente si riversa nella musica. Per fortuna esistono generi diversi per ogni “emozione” diciamo, ma alla fine questa è quella che accomuna più tutti. È brutto da dire ma è impossibile provare solo felicità ma è possibile provare solo tristezza.
Nel videoclip nessuno dei due protagonisti riesce davvero a raggiungere l'altro. Quanto conta il "non detto" nelle tue canzoni?
Tanto, come dicevo prima. Alcune cose solo le immagini possono rappresentarle a pieno, che siano quelle del videoclip o quelle che le persone si immaginano nella loro testa. La canzone deve essere diciamo “malleabile”, modificabile in base a ciò che prova l’ascoltatore. Le immagini del videoclip sono un po questo concetto ma applicato a me, perché cerco di esprimere il mio pensiero tramite le immagini, e la cosa penso sia riuscita anche abbastanza bene a mio parere.
Qual è stata la lezione più importante che ti ha lasciato questo brano?
Capire che tutto passa, che non tutte le sofferenze sono infinite, anzi dopo un po inizi a vedere anche la parte positiva e ciò che l’esperienza ti ha lasciato. Detto ciò penso che i brani non servano (dal punto di vista dell’artista) a lasciare lezioni o emozioni, ma piuttosto a imitarle.
Comunque questo brano racchiude secondo me abbastanza bene le emozioni che mi ha lasciato, anche se come dico sempre ogni persona deve farla sua.

